Pietro Citati, La malattia dell'infinito, Mondadori 2008
Sfoglialibro Mondadori: capitolo primo (su Conrad)
Walser e il giovane Kafka avevano una sola passione in comune: amavano Charles Dickens. Appresero da lui che l’ilarità, l’euforia, la lieve, trasognata ubriachezza sono la chiave migliore per scoprire il senso di questo e dell’altro mondo, che si insinua nel nostro (sovente in un’osteria suburbana o in un tram sfavillante), senza che noi sappiamo riconoscerlo.
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giovedì 30 aprile 2009
lunedì 16 giugno 2008
Kafka, kavka
http://www.mcescher.com/Eugenio Montale, Verboten, Diario del '72, Tutte le poesie, Milano, Mondadori, 1990
Dicono che nella grammatica di Kafka
manca il futuro. Questa la scoperta
di chi serbò l'incognito e con buone ragioni.
Certo costui teme le conseguenze
flagranti o addirittura conflagranti
del suo colpo di genio. E Kafka stesso,
la sinistra cornacchia, andrebbe al rogo
nell'effigie e nelle opere, d'altronde
largamente invendute.
martedì 18 settembre 2007
Spindelmühle, Riesengebirge

29 gennaio. Assalti sulla strada nella neve, di sera. Continuo accavallarsi delle idee,per esempio così: la situazione di questo mondo sarebbe paurosa, qui solo a Spindelmühle, e per giunta su una strada abbandonata dove si scivola continuamente al buio, nella neve, strada oltre a ciò assurda senza meta terrena; (che porta al ponte? Perchè proprio là?
Oltre a ciò, non l’ho neanche raggiunta) e anch’io abbandonato nella località […], incapace di entrare in relazione con qualcuno, […]. Se fosse soltanto come può sembrare sulla strada nella neve, sarebbe terribile, io sarei perduto, intendendo ciò non come minaccia, ma come immediato supplizio. Sennonché, io sono altrove, soltanto l’attrazione del mondo umano è mostruosa e in un istante può far dimenticare tutto. Ma anche l’attrazione del mio mondo è grande […]»
Franz Kafka, Diari 1922, in Confessioni e diari, Milano, Mondadori,1972,
trad. E. Pocar
venerdì 13 luglio 2007
Il castello
Franz Kafka, Il castello, in I romanzi, Milano, Mondadori, 1998, trad A. Rho
Era tarda sera quando K. arrivò. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre la nascondevano, e non il più fioco raggio di luce indicava il grande Castello. K. si fermò a lungo sul ponte di legno che conduceva dalla strada maestra al villaggio e guardò su nel vuoto apparente.
Poi andò a cercarsi un tetto; nell'osteria erano ancora svegli, l'oste non aveva stanze da appigionare, ma, molto sorpreso e sconcertato per quel cliente tardivo, gli propose di farlo dormire nella sala su un pagliericcio. K. accettò. Alcuni contadini erano ancora seduti davanti ai loro boccali di birra, ma egli non volle parlare con nessuno, andò lui stesso a prendersi il pagliericcio in solaio, e si coricò vicino alla stufa. Faceva caldo; i contadini erano silenziosi, K. li guardò ancora per qualche minuto con gli occhi stanchi, poi s'addormentò.
Era tarda sera quando K. arrivò. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre la nascondevano, e non il più fioco raggio di luce indicava il grande Castello. K. si fermò a lungo sul ponte di legno che conduceva dalla strada maestra al villaggio e guardò su nel vuoto apparente.
Poi andò a cercarsi un tetto; nell'osteria erano ancora svegli, l'oste non aveva stanze da appigionare, ma, molto sorpreso e sconcertato per quel cliente tardivo, gli propose di farlo dormire nella sala su un pagliericcio. K. accettò. Alcuni contadini erano ancora seduti davanti ai loro boccali di birra, ma egli non volle parlare con nessuno, andò lui stesso a prendersi il pagliericcio in solaio, e si coricò vicino alla stufa. Faceva caldo; i contadini erano silenziosi, K. li guardò ancora per qualche minuto con gli occhi stanchi, poi s'addormentò.
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