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giovedì 3 aprile 2025

Esordio di primavera

MAGDA ISANOS (1916-1944)

 Mattino di primavera

Esordio di primavera. Pianure
sulle quali trabocca la prima luce 
 rami pallidi, tremuli sul cielo. 
 Ora il mattino bacia le finestre. 

 Dico «vita» e prende a battere il cuore
 veloce,  come un uccello colto da paura. 
 Fuori la notte di marzo sbianca a poco a poco 
 e spuntano alberi e torri.

 È giorno e mi aspettano, lontano,
 case e uomini col loro senso ricco e triste. 
 Ognuno avrà ben presto un'ombra 
 scura  come i pensieri nascosti, 
un'ombra. 

 Il sole griderà al mondo «Esisti...». 
 E tutte le cose apparterranno al giorno. 
 Anche le tombe nel cimitero di campagna
 saranno come piccoli giardini screziati.

 Cose. Voci di donne, quasi canti. 
 Finestre aperte. Passeri sui tetti. Festoni. 
 Qualcuno litiga. Il lattaio posa la zangola e dice:
 «Buon giorno, signorina Magda!»...

(Magda Isanos, poetessa romena, nasceva a Iasi, il 17 aprile 1916. Avvocato, pubblicò le sue prime poesie su riviste studentesche e collaborò in seguito alle principali riviste letterarie romene. Afflitta da una grave malattia di cuore, morì a ventotto anni, nel novembre 1944. In vita uscì un solo suo volume, Poesie (1943). Tutti i suoi manoscritti, ad eccezione di un quaderno ritrovato in giardino, andarono perduti la notte del 6 giugno 1944 nel bombardamento aereo che distrusse la sua casa.)



martedì 11 marzo 2025

I vecchi dovrebbero essere esploratori

 



T, S, Eliot, Four Quartets


Sembra, quando si diventa vecchi,
che il passato abbia un'altra trama e cessi di essere una mera sequenza  -
e neppure sviluppo: quest'ultimo un parziale errore 
incoraggiato da nozioni superficiali di evoluzione,
che diventa, nell'opinione popolare, un modo di ripudiare il passato. 
I momenti di felicità - non il senso di benessere,
fruizione, appagamento, sicurezza o affetto
o anche un ottimo pranzo, ma l'illuminazione improvvisa
ne facemmo  esperienza, ma ci sfuggì il significato
.......

(traduzione Angelo Tonelli)


Old men ought to be explorers

sabato 5 febbraio 2022

Ringraziare

 "..............................

per i bambini che sono

nostre divinità domestiche"

(Mariangela Gualtieri, "Bello mondo" - grandi polemiche per la lettura di Jovanotti a Sanremo. 
Lei al Tg, con un buffo cappellino e la sua voce mite, dice che è una poesia corale, fatta di versi e parole di molti  poeti, Borges e altri. 
Io dico che non ce n'è mai abbastanza, di poesia.  In questi giorni passati con Edo, sono questi due i versi che mi risuonano più intimamente)

lunedì 4 aprile 2016

Chi se ne è andato


Chi se ne è andato non desidera tornare.
Pensiamo che si strugga per il mondo
prestandogli la nostra nostalgia.
L’oleandro che trema, l’abete
che si sfrangia più latteo nella luna
e tutta la bellezza incomprensibile
che ci ostiniamo a raccontare.
Se i morti vedono ci guardano scrutare l’illusione di  un muro
bussare per entrare o chiamare
come i pazzi che cullano le pietre
bisbigliando loro: amore.

(Antonella Anedda, Salva con nome)

domenica 27 dicembre 2015

sabato 2 maggio 2015

Queen of the May

Alfred, Lord Tennyson (1809–1892)


You  must wake and call me earlym call me early, mother dear;
Tomorrow 'll be the happiest time of all the glad new year,
of all the glad new year, mother, the maddest, merriest day;
For I'm to be Queen o' the May, mother, I'm to be Queen o' the May.

sabato 18 aprile 2015

A mia madre



Per questo non illuderti, madre,
di trascinarmi
con te.
Me ne sono andato
molto prima di te.
Lontana come la luna vicina
ti guardo sul prato
quadrato, all'imbrunire,
nel cortile
devo ancora dire:
io esco.

Antonio Porta

sabato 28 marzo 2015

Tomas Transtomer, nobel 2011


Marzo ’79
Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, 

parole non linguaggio,

Mi recai sull’isola innevata.

Non ha parole la natura selvaggia.

Le sue pagine non scritte si estendono in 

ogni direzione.

Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.

Linguaggio non parole.

(traduzione Franco Buffoni)

domenica 4 gennaio 2015

Billy Collins

2




«le parole sono cibo gettato/ a terra perchè altre parole lo mangino.» “Workshop”



 «E a volte compare qualcuno alla finestra/ che mi guarda mentre faccio lezione alla carta da parati,/ interrogo il lampadario, rimprovero l’aria»                                                                                                                                      "Schoolville"

martedì 18 novembre 2014

Nelle vastissime notti

Nelle vastissime notti

io sento

il rumore dell’ossatura delle cose,

gli alberi che battono sulle strade.

La terra tesa con spasimo

che potrebbe schiantarsi



come il ghiaccio di un lago.


Io debbo reagire


per non farmi sovrastare


dal rumore del mio corpo,

per non farmi tendere come la pelle della terra.


Cerco di spezzare quelle corde

che stirano ogni cosa.


Paolo Volponi

domenica 17 agosto 2014

Mark Strand, Quasi invisibile

Notturno del poeta che amava la luna
Mi sono stancato della luna, stancato di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano, sono stanco di guardare l’ombra delle nuvole passare sull’erba illuminata dal sole, di vedere i cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l’immagine di un sé ancora non nato. Lasciamo che la semplicità penetri l’occhio, semplicità come un tavolo su cui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno un tavolo.

Nocturne of the Poet Who Loved the Moon
I have grown tired of the moon, tired of its look of astonishment, the blue ice of its gaze, its arrivals and departures, of the way it gathers lovers and loners under its invisible wings, failing to distinguish between them.
I have grown tired of so much that used to entrance me, tired of watching cloud shadows pass over sunlit grass, of seeing swans glide back and forth across the lake, of peering into the dark, hoping to find an image of a self as yet unborn. Let plainness enter the eye, plainness like a table on which nothing is set, like a table that is not yet even a table.

(Traduzione di Damiano Abeni, dalla raccolta Quasi invisibile, Mondadori 2014)

domenica 6 luglio 2014

Fortini, E questo è il sonno

E questo è il sonno, edera nera, nostra
Corona: presto saremo beati
In una madre inesistente, schiuse
Nel buio le labbra sfinite, sepolti.
E quel che odi poi, non sai se ascolti
Da vie di neve in fuga un canto o un vento,
O è in te e dilaga e parla la sorgente
Cupa tua, l’onda vaga tua del niente.
                                       (Franco Fortini,  “Foglio di via”)

martedì 15 aprile 2014

manca sempre


"... manca sempre una cosa, un bicchiere, 
una brezza, una frase/ e la vita duole quanto
più la si gode e quanto più la si inventa" 



(Fernando Pessoa, Una sola moltitudineAdelphi)

domenica 19 gennaio 2014

Imparare

Se mi insegni io lo  imparo
Se mi parli, mi è più chiaro
Se lo fai, mi entra in testa, 
Se con me tu impari, resta. 

Bruno Tognolini