martedì 2 giugno 2009

Céline, Bessy

Louis Ferdinand Céline, Da un castello all'altro, traduz. Massimo Rizzante (citato in un saggio di Milan Kundera)

«Non volevo farle una puntura… nemmeno darle un po’ di morfina … avrebbe avuto paura della siringa… non le avevo mai fatto paura… è rimasta in fin di vita almeno quindici giorni… oh non si lamentava, ma io vedevo… non aveva più forze… dormiva accanto al mio letto… a un certo punto, un mattino, ha voluto uscire di casa …volevo stenderla sulla paglia… non ha voluto … voleva stare da un’ altra parte … nel posto più freddo della casa, sui sassi… si è allungata dolcemente … ha cominciato a rantolare … era la fine … me l’avevano detto, io non ci credevo … ma era vero, si era distesa in direzione del ricordo, da dove era venuta, dal nord, dalla Danimarca, il muso a nord, rivolto a nord … una cagna estremamente fedele, fedele ai boschi dove fuggiva, Korsor, lassù … fedele anche alla vita atroce … i boschi di Meudon per lei non significavano niente … è morta dopo due, tre rantoli… oh, molto discretamente … senza nessun lamento … con una postura davvero molto bella, slanciata, in fuga; … ma su un fianco, stremata, finita … il naso verso le sue foreste in fuga, lassù da dove veniva, dove aveva sofferto … Dio sa quanto! Oh, ne ho viste di agonie … qui, là … dappertutto … ma mai nessuna così bella, discreta … fedele … quello che danneggia l’agonia degli uomini è il tralalà… l’uomo, malgrado tutto, è sempre su un palcoscenico … il più semplice».