sabato 18 aprile 2015

A mia madre



Per questo non illuderti, madre,
di trascinarmi
con te.
Me ne sono andato
molto prima di te.
Lontana come la luna vicina
ti guardo sul prato
quadrato, all'imbrunire,
nel cortile
devo ancora dire:
io esco.

Antonio Porta

sabato 28 marzo 2015

Tomas Transtomer, nobel 2011


Marzo ’79
Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, 

parole non linguaggio,

Mi recai sull’isola innevata.

Non ha parole la natura selvaggia.

Le sue pagine non scritte si estendono in 

ogni direzione.

Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.

Linguaggio non parole.

(traduzione Franco Buffoni)

venerdì 6 febbraio 2015

venerdì 30 gennaio 2015

domenica 25 gennaio 2015

Esercizio

Alice rise: 

«È inutile che io ci provi», disse ancora: «non si può credere ad una 


cosa impossibile.» 


«Oserei dire che non ti sei allenata molto», ribattè la Regina. 


«Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz'ora al giorno. 


A volte riuscivo a credere anche a SEI cose impossibili


 prima di colazione.»


(Lewis Carroll )

domenica 4 gennaio 2015

Billy Collins

2

«le parole sono cibo gettato/ a terra perchè altre parole lo mangino.» “Workshop”



 «E a volte compare qualcuno alla finestra/ che mi guarda mentre faccio lezione alla carta da parati,/ interrogo il lampadario, rimprovero l’aria»                                                                                                                                      "Schoolville"

martedì 23 dicembre 2014

Un libro è

"Succede alle volte di vivere anni e anni senza accorgersi di avere sottomano un libro dove tutta quanta la tua vita è descritta dall'a fino alla zeta. E quel che prima non sospettavi nemmeno dei fatti tuoi, appena cominci a leggere là dentro, a poco a poco ti viene in mente, e tu vedi, sbrogli, capisci. E finalmente, ecco un altro motivo del piacere che ho provato: [...] tu la leggi, e ti pare di averla scritta tu stesso, come se, poniamo, l'autore avesse preso il mio cuore così come sta, e l'avesse tirato fuori, frugato e sminuzzato, come fosse il suo! [...] Io sento precisamente così, proprio com'è stampato, e certe volte mi sono trovato nelle stesse congiunture [...].È una cosa viva. Una cosa che io stesso ho visto, che mi sta vicina... [...] È una cosa di tutti insomma, che può succedere anche a voi e a me."


 (Fedor Dostoevskij – Povera gente)

martedì 18 novembre 2014

Nelle vastissime notti

Nelle vastissime notti

io sento

il rumore dell’ossatura delle cose,

gli alberi che battono sulle strade.

La terra tesa con spasimo

che potrebbe schiantarsi



come il ghiaccio di un lago.


Io debbo reagire


per non farmi sovrastare


dal rumore del mio corpo,

per non farmi tendere come la pelle della terra.


Cerco di spezzare quelle corde

che stirano ogni cosa.


Paolo Volponi

venerdì 7 novembre 2014

Tempo


La notte della vita è infinitamente lunga 

e incredibilmente breve.

(Jack Kerouac)



Alice: Per quanto tempo è per sempre? 


Bianconiglio: A volte, solo un secondo.





(Lewis Carroll)

domenica 2 novembre 2014

Le voci di dentro

ALBERTO E questo dicevamo con donna Rosa, don Pasqua', dormire è diventato un lusso. Le agitazioni sono troppe, è vero don Pasqua'?... 'A capa ncopp' 'o cuscino volle... Chello che sta 'a dinto, 'a notte iesce fora...
PASQUALE (che comincia a trovare incomprensibile il parlare di Alberto) A me, nun esce 'a fore niente. Ho la coscienza tranquilla e se non dormo è perché... Chi 'o ssape pecché?
ALBERTO Pecché 'e muorte so' assaie. So cchiù 'e muorte ca 'e vive.
PASQUALE Lo credo. N'è morta gente, da quando è nato il mondo.
ALBERTO Ma vuie, 'e quale muorte parlate?
PASQUALE (superficiale) 'E muorte... 'A ggente che more pecché ha da muri'.
ALBERTO Ah, ecco! Vuie parlate 'e chille ca mòreno c' 'a morte... Quelli sì. Quelli si mettono in santa pace e danno pace pure a noi. Ma chille c' 'avevan' 'a campa' ancora e che, invece, moreno per volontà di un loro simile, no. Quelli non se ne vanno... Restano. Restano con noi. Vicino a noi... Attuorno a nuie!.. Restano dint' 'e ssegge... dint' 'e mobile... 'A notte sentite: «Ta...» È nu muorto ca s'è mmiso dint' 'o llignamme 'e nu mobile. Na porta s'arape? L'ha aperta nu muorto. Sott' 'o cuscino... dint' 'e vestite... sott' 'a tavula... Chilli muorte là restano... Nun se ne vanno. E strilleno comme ponno strilla'. Perciò nun putimmo durmi' 'a notte, don Pasqua'.


Eduardo De Filippo, Le voci di dentro, atto primo

venerdì 31 ottobre 2014

Fantasmi



Il fantasma non è il morto,

 ma la persistenza in negativo del 


vivere".


                 Giorgio Manganelli, Angosce di stile, Rizzoli 1981".

domenica 19 ottobre 2014

Fantasmi

   [...]Parlare con i morti, incontrare fantasmi, è ciò che accomuna l’esercizio della filosofia e della letteratura fin delle origini
Per dirlo in una frase, una frase che compendi in un comune avvenire gli spettri di Derrida e i miei, né Ulisse né Dante, né Amleto, né Shakespare, né Marx, né Jacques Derrida, sarebbero stati capaci di ritornare a casa, se prima non avessero parlato con dei fantasmi. 
Né Enea, l’eroe della nostalgia irrimediabile e senza ritorno, sarebbe stato capace di reinventarsela. [...]

(Beppe Sebaste, dal suo blog,  in un intervento su Derrida)

giovedì 9 ottobre 2014

lunedì 8 settembre 2014

Scatole

Dei traslochi – che in generale destabilizzano la vita – amo l’illusione che la nostra vita passata possa essere suddivisa per scatole. L’idea che tutto quello che è stato possa di colpo essere riorganizzato, catalogato. Amo, in fondo, l’idea che durante un trasloco ci si possa illudere di pacificare il caos del nostro passato. E di conseguenza l’idea che pacificando il caos del passato ci si possa assicurare anche un futuro più amichevole. Per questo quando infilo le cose nelle scatole mi sento disciplinato e alleggerito. Alla fine, scrivo una parola su ogni scatola (“Scarpe”, “Cose cucina”, “Bagno 1” etc), conto in quante scatole sta la mia vita, e il conteggio mi rassicura.

 (Andrea Bajani racconta come è nato "La vita non è in ordine alfabetico")

CONTINUA QUI

ww.hounlibrointesta.it/2014/02/21/andrea-bajani-racconta-la-vita-non-e-in-ordine-alfabetico/


domenica 17 agosto 2014

Mark Strand, Quasi invisibile

Notturno del poeta che amava la luna
Mi sono stancato della luna, stancato di quell’aria attonita, del ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano, sono stanco di guardare l’ombra delle nuvole passare sull’erba illuminata dal sole, di vedere i cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l’immagine di un sé ancora non nato. Lasciamo che la semplicità penetri l’occhio, semplicità come un tavolo su cui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno un tavolo.

Nocturne of the Poet Who Loved the Moon
I have grown tired of the moon, tired of its look of astonishment, the blue ice of its gaze, its arrivals and departures, of the way it gathers lovers and loners under its invisible wings, failing to distinguish between them.
I have grown tired of so much that used to entrance me, tired of watching cloud shadows pass over sunlit grass, of seeing swans glide back and forth across the lake, of peering into the dark, hoping to find an image of a self as yet unborn. Let plainness enter the eye, plainness like a table on which nothing is set, like a table that is not yet even a table.

(Traduzione di Damiano Abeni, dalla raccolta Quasi invisibile, Mondadori 2014)

sabato 16 agosto 2014

Case-volti

«Mi rimangono le case in cui sono stato felice, dove ho assistito alla bellezza, alla bontà, dove ho vissuto pienamente. Guardo la fisionomia delle abitazioni come se fossero volti, torno a esse con l’immaginazione, salgo scale, apro porte e contemplo quadri. Non so se gli uomini siano troppo ingrati con le case, o se la mia gratitudine nei loro confronti sia una forma di nevrosi. 
Il fatto è che amo i luoghi dove ho incontrato un minuto di pace, non li dimentico mai, li porto con me e conosco la loro essenza intima, il mistero ansioso di rivelarsi che abita in ogni parete. 
Sono certo che le case cerchino di parlare, di farsi amare, e a volte mi spiego i fantasmi: come non ritornare dalla morte, a visitare le case amate? Io sarò un fantasma infaticabile».
Julio Cortàzar

domenica 6 luglio 2014

Fortini, E questo è il sonno

E questo è il sonno, edera nera, nostra
Corona: presto saremo beati
In una madre inesistente, schiuse
Nel buio le labbra sfinite, sepolti.
E quel che odi poi, non sai se ascolti
Da vie di neve in fuga un canto o un vento,
O è in te e dilaga e parla la sorgente
Cupa tua, l’onda vaga tua del niente.
                                       (Franco Fortini,  “Foglio di via”)

martedì 13 maggio 2014