mercoledì 15 maggio 2013

Keeping things whole

Tutti abbiamo delle ragioni

per muoverci


io mi muovo


per tenere assieme le cose. 

(Mark Strand, "Tenendo le cose insieme", da


Dormire con un occhio aperto)

venerdì 8 marzo 2013

Se sul treno


Se sul treno ti siedi
al contrario, con la testa
girata di là, vedi meno
la vita che viene, vedi
meglio la vita che va.

(dedicata a Giorgio Caproni)

Vivian Lamarque, Poesie 1972 - 2002 -
 Mondadori, Milano 2002

La voce

‎"E finalmente la voce. La voce materna che segna

per sempre col suo marchio il bambino. 


Egli la conosce, questa voce, molto prima di vedere la luce.

 È come tessuto sul suo ordito, sulle sue sfumature,

le sue inflessioni, i suoi umori." 

(Frédérick Leboyer)

domenica 24 febbraio 2013

Valerio Magrelli, Soltanto il tempo

Soltanto il tempo veramente scrive
usando come penna il nostro corpo.
Per le strade, nei cinema o in un letto
questa calligrafia va persa
ed è atroce l’incuria
degli dei e degli uomini.
Quello che arriva sulla carta è solo
il commento residuo d’un poema
perennemente disperso.
Chiosa frugale, calcolo d’un racconto,
questo è l’indice ultimo degli indici.

Ora serrata retinae, Fetrinelli, Milano

sabato 23 febbraio 2013

La città


La città — mi dico — dove l’ombra
quasi più deliziosa è della luce
come sfavilla tutta nuova al mattino…
«…asciuga il temporale di stanotte» — ride
la mia gioia tornata accanto a me
dopo un breve distacco.
«Asciuga al sole le sue contraddizioni»
— torvo, già sul punto di credere, ribatto.
Ma la forma l’immagine il sembiante
— d’angelo avrei detto in altri tempi —
risorto accanto a me nella vetrina:
«Caro — mi dileggia apertamente — caro,
con quella faccia di vacanza. E pensi
alla città socialista?».
Ha vinto. E già mi sciolgo: «Non
arriverò a vederla» le rispondo.
Appuntamento a ora insolita, vv. 1-16)
Vittorio Sereni, Poesie, a cura di Dante Isella, Milano, Mondadori, 1995, 

giovedì 7 febbraio 2013

Lasciate tranquilli...

......................

Lasciate tranquilli quelli che nascono
Lasciate spazio perché possano vivere
Non preparate già tutto pensato
Non leggete a tutti gli stessi libri
Lasciate che siano loro a scoprire l’alba
a dare un nome ai loro baci



.....................
Dejen tranquilos a los que nacen!
Dejen sitio para que vivan!
No les tengan todo pensado,
no les lean el mismo libro,
dejenlos descubrir la aurora
y ponerle nombre a sus besos.



                                             Pablo Neruda

martedì 22 gennaio 2013

I gattici


E vi rivedo, o gattici d'argento
brulli in questa giornata sementina:
e piga ancor la nebbia mattutina: 
sfuma dorata intorno ogni sarmento. 
Già vi schiudea le gemme questo vento
che queste foglie gialle ora mulina;
e io che al tempo allor gridai, Cammina,
ora gocciare il pianto in cuor mi sento. 
Ora le nevi inerti sopra i monti, 
e le squallide piogge, e le lunghe ire
del rovaio che a notte urta le porte,
e i brevi dì che paiono tramonti
infiniti, e il vanire e lo sfiorire,
e i crisantemi, il fiore della morte. 

(Giovanni Pascoli)

domenica 6 gennaio 2013

Anno nuovo

«Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga»

Albert Camus nel discorso per il Nobel, 1957

mercoledì 26 dicembre 2012

In nessun luogo c’è bisogno di noi



tra un mese l’anno
avrà una cifra baltica, bianca
millenovecentonovantuno
dove il mille indietreggia
fino a secoli-steppe
e l’uno, cavo,
tintinna.
Nessuno ci ha chiamato
erano voci d’orto, fischi
per scacciare gli uccelli
la poca pioggia che cola
dai tubi della casa
deserta
come carta.
Ci sono solo i fiati
e il bacile appannato
e le noci che dicono
autunno moltiplicato sopra tavoli
pietre su posti vuoti.
In nessun tempo c’è bisogno di noi
le notti verticali
e il viale dei tigli, la lepre
trasparente nel cespuglio
la schiena-ombra di chi allora sostava
ora soffiano stanchi
sulla tempia del secolo.
C’è un cibo serale, lampi
sulle foto scoscese
e noi beviamo tra le forchette brune
i volti stretti ai bicchieri
per la lenta paura che s’incide
sul gomito che alza una ghirlanda.
Nessun tempo ha bisogno di noi
nessuno dice
il numero dei colpi
l’esatta cifra dell’erba
né come l’aria
sferzandoci
ci farà dura pelle, scoiattoli.
Lo slittare di foglie
la lontananza delle costellazioni.
Non ho parole cupe
non cupe abbastanza.
Il pino s’infossa nella notte
a fatica decifro la memoria.
Di lato c’era come un recinto
e lì duravano le cose

(per j. s.)  Antonella Anedda


venerdì 14 dicembre 2012

Stanze della funicolare

E intanto ho conosciuto l'Erebo
 - l'inverno in una latteria.
Ho conosciuto la mia
Proserpina che nella scialba
veste lavava all'alba
i nebbiosi bicchieri.

....

Giorgio Caproni

venerdì 30 novembre 2012

Rosa e Cesare


Rosa Calzecchi Onesti fu scelta da Cesare Pavese perchè facesse la traduzione dei poemi omerici per l'Einaudi. Ne nacque una corrispondenza e una collaborazione preziosa.

Ha fatto conoscere Omero a generazioni di studenti

sabato 10 novembre 2012

Inferi


Facilis descensus Averno:
noctes atque dies patet atri ianua Ditis;
sed revocare gradum superasque evadere ad auras,
hoc opus, hic labor est.
"

[Eneide VI, 126-129]
[Scendere agli Inferi è facile: la porta di Dite è aperta notte e giorno; ma risalire i gradini e tornare a vedere il cielo, qui sta il difficile, qui la vera fatica.]

sabato 6 ottobre 2012

Anna Achmatova, Non sappiamo congedarci


Non sappiamo congedarci, –
vaghiamo sempre spalla a spalla.
Ormai comincia a imbrunire,
tu sei pensoso e io taccio.

Entriamo in chiesa, vediamo
messe funebri, battesimi, nozze,
senza guardarci, usciamo…
Perché per noi non è così?

O sediamo sulla neve sfatta
al cimitero, sospiriamo lievemente,
col bastone tu disegni palazzi
dove insieme sempre saremo.



 Anna Achmatova,  È flebile la mia voce e altre poesie, Via del vento edizioni, Pistoia, 2012,  trad.  Paolo Galvagni.

domenica 30 settembre 2012

Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012)


...
È morto il capitano. Cade
in mare ogni luce di festa
dai giovani cuori; a riva
le donne attendono ammucchiate
....
(Dopo Campoformio)

....

Quanto c’è da fare perché una poesia sia una poesia
non solo correggere ma anche camminare
...
(La partita di calcio)


...
Può la morte ordire il suo acuminato massacro
ridurre in cenere il delfino
il vascello in fuoco
la sovrastante nuvola in ciclone e
travolgere la vita?
Il fervore trascinato in gorgo
l’esistente in un attimo è scomparso
giovinezza è il ricordo poi sull’occhio ottuso
del cielo interminabile di tetti
e alla fine dimenticare la tomba
dei vecchi eroi?
Quante primavere gli uomini fuggitivi
abbandonano alle giovani ali che arrivano portate dal
garbino?
Si può considerare l’opportunità di non rassegnarsi
bruciare il carro del vincitore
anche le nostre bandiere.
Per favore.

(L'Italia sepolta sotto la neve)




mercoledì 5 settembre 2012

Tutto passa

«Che cosa resta di una vita? Che resta mai, una volta eliminati i poiché dunque infatti tuttavia, di una vita? Della sottile tessitura di una vita? Pochissimo. Qualche momento forte, tre, quattro, cinque. Forse venti, in esistenze frenetiche. Si vive alla giornata, esagerando piccoli eventi, ho fatto questo, non ho fatto quello, e un’iniziativa da prendere, un ritardo da recuperare, emergenze da risolvere, impegni da mantenere, ma alla resa dei conti, non resterà niente o ben poco di tutti questi anni. 

Nuota. È una vecchia soddisfazione, per lei, saper nuotare. Aver saputo, prima della maggior parte degli altri allievi della sua classe, nuotare, o galleggiare, o anche soltanto entrare in acqua senza timore, senza l’idea di affogare. Tutto galleggia». 

Bernard Comment,  Tutto passa, Sellerio 2012

domenica 2 settembre 2012

L'ultima cosa...



....che si impara scrivendo un libro è come cominciare.

Blaise Pascal, Pensieri


sabato 1 settembre 2012

La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei

Nuova traduzione per Einaudi di Anna Nadotti de "La signora Dalloway "di Virginia Woolf. 
Introduzione di Antonella Anedda


"Noi non conosciamo la nostra anima, figuriamoci l'anima degli altri. Gli esseri umani non procedono mano nella mano per tutta la strada. C'è una foresta vergine in ognuno;: un campo innevato dove anche l'impronta di un uccello è sconosciuta. Qui procediamo da soli, e ci piace di più così. Essere sempre compatiti, essere sempre accompagnati, essere sempre compresi sarebbe intollerabile."
Virginia Woolf


"Gli esseri umani non hanno se non qualche tregua. Un giardino illuminato, uno sguardo, delle voci tra i cespugli e gesti minimi, quotidiani: uscire di casa, comprare dei fiori."
Antonella Anedda


mercoledì 22 agosto 2012

The nearness of you


(Sarah Vaughan)

It's not the pale moon that excites me

That thrills and delights me, oh no
It's just the nearness of you

It isn't your sweet conversation
That brings this sensation, oh no
It's just the nearness of you

When you're in my arms and I feel you so close to me
All my wildest dreams come true

I need no soft lights to enchant me
But if you'll only grant me the right
To hold you ever so tight
And to feel in the night ooh the nearness of you


mercoledì 18 luglio 2012

Lu guarracino





Lu Guarracino che gghìeva pe' mmare
teneva voglia de se 'nsurare.
Se mettette nu bello vestito

de scarde e de spine, pulito pulito.
Cu 'na parrucca tutta ncrifata

de ziarelle mbrasciulate,
cu lu sciabòscuollo e purzine
de ponta angrese fine fine
Cu lì cazune de rezze de funno,

scarpe e cazette de pelle de tunno
e sciammeria e sciammerino
d'aleghe e pile de voje marine,
cu buttune e buttunere
d'uocchi de purpesecce e fere,
fibbie, spata e schiocche 'ndurate
de niro de seccia e fele d'achiata,
'ddoie belle cateniglie
de premmone de cunchiglie,
'nu cappiello aggallunato
de codarini d'aluzze salate.
Tutto pòsema e steratiello

jeva facenno lu sbafantiello
gerava da 'cca e da là 
la 'nnammurata pe se truvà.
.....


Il guarracino che andava per mare
aveva voglia di sposare. 
Si mise un bel vestito
di squame e di spine, pulito pulito.
Con 'na parrucca tutta farciata
 di nastrine arrotolate,
con lo jabot, scollo e polsino
 di punto inglese, fino fino. 
Con i calzoni di reti di fondo,  
scarpe e calze di pelle di tonno
 e mantella e mantellino
di alghe e peli di bue marino, 

con bottoni e bottoniere
di occhi di polipi, seppie e fere,

fibbie, spada e fiocchi dorati
di nero di seppia e fette d'occhiata, 
due belle catene di polmoni di conchiglie,
un cappello gallonato
di codini di alucce salate,
Tutto schizzinoso e ben stirato 
faceva il damerino, girava quà e là
 la fidanzata per trova'. 


La storia della canzone:
 http://www.hitparadeitalia.it/schede/g/guarracino.htm.
Il testo è ricchissimo di invenzioni e di onomatopee, paragonabile alle filastrocche di L. Carroll.

"La Bavosa pisse pisse (sottovoce!)
grasso e tondo  (chiaro chiaro) glielo disse" 

mercoledì 4 luglio 2012

Persone

Tra le cose essenziali che si preparano dentro di noi vi sono gli incontri rinviati. Può trattarsi di luoghi e di uomini, di quadri come di libri. 
(...)  Vi sono persone di cui mi piace sentir parlare, e allora ascolto quanto più è possibile e con tale avidità che si potrebbe quasi pensare che in fondo so di loro più di quanto ne sappiano esse stesse - ma evito di guardare una loro fotografia e mi sottraggo a ogni raffigurazione visiva, come se un divieto particolare e legittimo impedisse di conoscere la loro faccia. 
Vi sono anche persone che mi incontrano per anni sul medesimo percorso, che mi danno motivo di riflettere e mi appaiono come enigmi di cui sono chiamato a trovare la soluzione, e tuttavia io non rivolgo loro la parola, proseguo in silenzio per la mia strada, come esse fanno con me, e tutt'e due ci scambiamo sguardi interrogativi, tutt'e due teniamo le labbra ben chiuse: io penso a quello che sarà il nostro primo colloquio e mi eccito all'idea di tutte le cose inaspettate che scoprirò allora. 
E infine vi sono persone che amo da anni senza che esse possano averne il minimo sospetto, e intanto io divento sempre più vecchio, e ormai deve apparire come un'assurda illusione l'idea che io glielo dica mai, sebbene io viva sempre nell'attesa di questo momento stupendo. Senza questo minuzioso prepararmi al futuro non sarei capace di vivere, e per me, se mi studio attentamente, questi preparativi non sono meno importanti delle improvvise sorprese che arrivano come dal nulla e lasciano senza parola. 

Elias Canetti, Il gioco degli occhi - storia di una vita (1931-1937), Adelphi editori, Milano, 1985.

domenica 1 luglio 2012

Barthes, sapere-insegnare

"Vi è un'età in cui si insegna ciò che si sa; ma poi ne viene una’altra in cui si insegna ciò che non si sa; questo si chiama cercare
Ora è forse l’età di un’altra esperienza; quella di disimparare, di lasciare lavorare l’imprevedibile rimaneggiamento che l’oblio impone….Questa esperienza ha, credo un nome illustre………Sapientia: nessun potere, un po’ di sapere, un po’ di saggezza, e quanto più sapore possibile”. 

Roland Barthes, Lezione inaugurale, Einaudi 

martedì 22 maggio 2012

Allora occorrerà

.......................

Allora occorrerà avvicinarsi, forse salire
là dove il futuro si restringe
alla mensola fitta di vasi
all’aria rovesciata del cortile
al volo senza slargo dell’oca,
con la malinconia del pattinatore notturno che a un tratto conosce
il verso del corpo e del ghiaccio
voltarsi appena,
andare.  (Antonella Anedda)


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sabato 19 maggio 2012